sabato 26 giugno 2010



Le montagne sono pietra morta, la gente

ne ammira od odia l'altezza, l'insolente tranquillità,
le montagne non s'addolciscono né si preoccupano
e i pensieri di alcuni uomini morti hanno la stessa tempra


(da "Nelle terre estreme" di Jon Krakuer)


martedì 22 giugno 2010

Monte Ramaceto

Ho posato i piedi su questa vetta già tre volte: partendo da Ventarola, o dal congiungimento delle due strade che portano a Orero e Lorsica, in versione invernale o estiva. E' una di quelle cime che un fontanino non può non aver mai visitato, insieme al monte Caucaso.

La versione più breve (ma non saprei se meno faticosa) è quella che pone la partenza dal congiungimento. Segue il segnavia X rosso, che teoricamente ha il suo inizio a Pianezza... qualche chilometro più a valle. Si può arrivare dalla parte di Lorsica o di Orero: la strada da Orero è più panoramica ma meno asfaltata, quella di Lorsica è l'opposto. Dal congiungimento, da cui è comunque possibile proseguire per la sterrata, che avvicina ancora di più alla vetta, si imbocca un sentierino pietroso che passa inizialmente sotto alcuni alberi; per la maggior parte del percorso è però sgombro da fonti di ombra.

Dopo un quarto d'ora circa cominciano ad infoltirsi gli alberi, e si arriva a un bivio: proseguendo sul sentiero principale si arriva al Monte Pagliaro passando per il Passo Ventarola Nord; imboccando il sentiero a destra, di nuovo sgombro di piante, si sale alla vetta. In breve si giunge a una sella, che alcuni chiamano "il ballo", e poi si prosegue lungo il crinale: a sinistra la faggeta, a destra un paesaggio d'erba, pietre e qualche arbusto, e un panorama sempre più vasto. Facendo un'ultimo sforzo per la salita finale, si arriva alla Vetta Sud (1318 m): soprattutto nelle mattinate invernali, la vista è mozzafiato! La linea del mare è alta, e le vette innevate delle Alpi sembrano così vicine! D'estate invece il mare sì, si vede, ma forse è più piacevole la vista della valle di Cichero ai propri piedi: si vede il monte degradare fino ai primi arbusti gialli, poi ai primi prati, poi alle prime case... Da qualche parte ho letto che questo comprensorio viene preso come modello di come appunto una valle dovrebbe essere.
La Cappelletta di pietra, ricostruita dopo essere stata rovinata da un fulmine, è abbastanza capiente per due o tre persone; con due panche di pietra interne, può servire da rifugio notturno, anche se dal lato ovest presenta solo un cancelletto: leggiamo nel diario custodito in un cassettone di legno che due ragazzi hanno effettivamente trascorso la notte qui! Esternamente, è dotata di altre due panche, sempre di pietra: una è rivolta al versante padano, l'altra verso il mare; potersi sedere e bere qualcosa di caldo dopo una scalata invernale tra neve e ghiaccio è qualcosa di indescrivibilmente piacevole. E' presente anche un altare di pietra: la prima domenica di luglio qui si fa festa. Una messa in compagnia della madonnina posta lì a fianco, carne sulla ciappa, tavolate e spazi per montare le tende vicino all'altra vetta (Vetta Nord - 1345 m), che si raggiunge nel giro di cinque minuti, ridiscendendo verso nord la vetta sud: qui c'è un cartello con mappa con curiosità e informazioni. Tra cui la presenza di aquile reali e lupi... Proseguendo un po' a pelo di precipizio, si arriva alla postazione-tende: coperta da qualche faggio, abbastanza pianeggiante, all'ombra ma con un bel panorama davanti, è proprio una bella posizione per piantare una tenda! Nelle vicinanze, coperta dalla faggeta, c'è anche una lunga tavolata con annesse panche di legno. Unico neo? Fonti d'acqua non a comoda distanza!

Camogli - Punta Chiappa

Più che un'escursione è una passeggiata; il segnavia è rappresentato da due pallini rossi.

Si parte da Camogli presso il torrente Gentile; dopo aver costeggiato per un breve tratto il torrente, si sale a San Rocco con una bella scalinata, e qui una sosta è dovuta per una foto al golfo Paradiso (sopra); da qui si scende e ci si inoltra tra gli alberi, ma il rumore del mare vi accompagna comunque. Si arriva poi a un piccolo nucleo di case il cui centro è la chiesetta di San Nicolò di Capodimonte; è strano pensare che solo via mare o via piedi si può arrivare fin qui. Più avanti si arriva a porto Pidocchio, un minuscolo porticciolo che ci si domanda come faccia a non essere distrutto dopo qualche tempesta. Dopo poco si arriva a punta Chiappa, una punta di conglomerato, che regala un'atmosfera da paesaggio bretone, forse per la scogliera a picco verso Levante, o per il vento.


Ricordo che da Camogli e porto Pidocchio è presente un servizio battelli!
Consiglio, prima della passeggiata o al ritorno, una visita a Camogli, al suo lungomare e alle stradine che passano in mezzo a queste case alte e colorate... e alla creperia bretone!

giovedì 18 marzo 2010

Corniglia - Monterosso

E' un saliscendi di circa tre ore effettive, che consiglio prima di tutto di fare con calma: sono tantissimi i punti in cui fermarsi a guardare (e sentire) il mare che si frange sugli scogli, scoprire fiori che non avevi mai visto e, soprattutto, esplorare i paesi con le loro strette vie, e con odori che cambiano di metro in metro; inoltre, consiglio di prendersi una bella giornata feriale, con tanto sole e magari a inizio primavera!

Noi abbiamo preso il treno fino a Corniglia: dalla stazione, messa un po', come dire, in disparte e quasi abbandonata, si salgono circa 380 gradini tutto sommato gradevoli con il venticello primaverile alle spalle; il paese sta infatti arroccato su un promontorio, e non è neanche tanto piccolo; è indispensabile una capatina alla terrazza sul mare: ci si arriva percorrendo il carugio principale in direzione -ovviamente- del mare, tra tante casette e altrettanti appartamenti e camere in affitto.

Per proseguire verso Vernazza si procede per un tratto ancora dentro al paese, poi si attraversa la strada per imboccare un sentierino che attraversa un piccolo (e maleodorante, almeno al nostro passaggio) ruscelletto e passa oltre a una casa rustica in cui sembra alcuni giovani stranieri vogliano stabilircisi per un bel po'. Il sentiero poi, almeno in primavera, passa attraverso un uliveto bruciato ma cosparso di bellissimi fiori gialli su un prato verdissimo! Si sale un po', e i punti panoramici sono molteplici: si vedono anche le spiaggie di Guvano, peraltro raggiungibili. Dopo un piccolo agglomerato di case, Prevo, senza dimenticare il punto ristoro dominato dalla presenza di gatti, si arriva a Vernazza, paesino davvero delizioso, un piccolo porticciolo, carino ma senza pretese, tutto raccolto. Qui ci fermiamo a mangiare i nostri panini sugli scogli, come una cinquantina di altre persone (era domenica!).

Dopo una piccola sosta ripartiamo verso Monterosso; le caratteristiche del sentiero non cambiano di molto, e si incontra un altro punto ristoro di nuovo capitanato da gatti! Vernazza è più o meno a metà strada della camminata, quindi bisogna calcolare un'oretta e mezza per arrivarci. Prima di arrivare alla meta, scavalcando una recinzione bucata credo si possa raggiungere un nuovo percorso che raggiunge il promontorio a est del paese; ma dato che abbiamo saltato questa tappa, non possiamo assicurare niente.
Non aspettatevi da Monterosso (il paese delle vacanze giovanili di Eugenio Montale!) di trovare un paesino raccolto come Vernazza... E' molto più turistico in senso generico, con la sua passeggiata, la sua lunga spiaggia... Sta a metà tra paesini come Vernazza, Corniglia e i "siti turistici" liguri per eccellenza, Rapallo, Santa Margherita, etc.

Come ultime informazioni utili, non siate intimoriti dalle stazioni di controllo dei biglietti del Parco (quali biglietti?!), nessuno credo li faccia, a parte ovviamente quelli che riguardano la Via dell'Amore; se volete fare il tragitto completo Riomaggiore-Monterosso, impiegherete circa 5 ore effettive, quindi una giornata ci vuole tutta!; le Cinque Terre sono molto amate, soprattutto da "furesti" (in genovese, gli stranieri, ma anche italiani non liguri, etc...): se volete un po' più di tranquillità, scegliete i giorni meno festivi che ci sono!

giovedì 11 febbraio 2010

Monte Bue - Monte Maggiorasca - Lago Nero - Fontana Gelata

Una bellissima escursione, fatta l'estate scorsa!

Siamo arrivati nelle vicinanze di Prato Cipolla tramite la nuova seggiovia, che all'epoca era stata aperta dall'inverno precedente. Il Prato consiste in una sorta di piccola valle, che in inverno ospita una piccola pista baby per bambini e principianti; dall'apertura della seggiovia è stato anche restaurato il vecchio rifugio.

Subito a destra del rifugio parte un sentierone piuttosto ripido che dopo qualche passo gira subito verso il Monte Bue (qui a lato); in estate abbiamo incontrato su questo sentiero qualche rigagnolo ma niente che possa aver dato problemi. La cosa che più colpisce sono però i prati, verdi, verdissimi e fioriti, davvero una bellezza; soprattutto risalendo il Bue, e anche all'incrocio con il sentiero del Lago Nero, si rimane estasiati da queste distese fiorite... Sulla cima del monte si trova un rifugio abbandonato, piuttosto grande, assieme a un casolare della vecchia cabinovia (credo) e a un'altra struttura orribile simile a un mini-hangar; non proprio una bellezza, insomma! Nei prossimi anni (forse già dal prossimo inverno) sarà attivata una linea di skilift o qualcosa del genere che collegherà Prato Cipolla al Monte Bue, ma non so di preciso se saranno mantenuti i vecchi stabili.

Proseguendo verso il Monte Maggiorasca, ci siamo imbattuti in una piccola tromba d'aria, lungo il sentiero che passa "dietro" al Bue; il sentiero poi si allarga ancora e prosegue con una discesona piena di pietraccie: attenzione ai ruzzoloni! Dopo aver attraversato un boschetto si raggiunge la cima un po' arrotondata del Maggiorasca: ben più piacevole del Monte Bue, con dei bei prati, un'alta madonnina e una vista più apprezzabile forse (e gli antennoni e "galatine" poco più in là). Qui è il posto ideale per una sosta con pranzo, ma il consiglio è quello di coprirsi un po': anche se non sarà stata un'immensa fatica giungere fin qui, una magliettina sopra non fa mai male, soprattutto se tira un'ariettina fresca ma costante e soprattutto se ci si vuol fermare a fare un pisolino (attenzione alle formiche!).

Tornando indietro, già che ci siamo, facciamo una capatina a questo Lago Nero: "Sarà davvero un lago o solo una pozza d'acqua? Sarà asciutto?"; la nostra curiosità sarà soddisfatta dopo ben più del q
uarto d'ora segnalato dal cartello (posto ai piedi del Bue, lo si incontra prima della sua risalita): il sentiero sembra il letto di un ruscello, pieno di pietroni; attraversa un boschetto buio e a tratti non proprio rassicurante! Ma dopo un po', ecco il lago! E' proprio un bel lago, tranquillo, adagiato in una specie di conca e circondato dai monti; le acque non sono proprio limpide, il colore è marroncino, ma sembra brulicare di bei pescioloni. Sulle sponde del lago sono presenti anche alcuni siti pic-nic, compresi di tavoli e panche in legno e, almeno dalla parte dello sbocco del nostro sentiero, anche di una sorta di barbecue con legna! Il cartello lì vicino informa di stare attenti a non causare incendi, e che il lago è un'area protetta e ad alto valore naturalistico.

Per tornare indietro, si può ritornare dal vecchio sentiero oppure imboccare un'altra via, verso la Fontana Gelata; il sentiero è una diramazione di quello preso in precedenza: l'imbocco è poco più su dell'arrivo al lago. La via verso la fontana è abbastanza piacevole, nell'ultimo tratto quasi piana; la Fontana Gelata consiste però solamente di un tubo d'acqua, ghiacciata per l'appunto e quindi non proprio l'ideale da bere subito! Il sentiero continua poi verso Prato Cipolla, sempre in piano.